La variabile impazzita: ovvero il Pinot Meunier!


Castenuovo Berardenga, 27 ottobre 2012 – René Collard
collardQuante volte vi è capitato di bere un vino e non riconoscerne la composizione? Forse non vi è successo con un vino giovane ma sicuramente un vino di un vecchio millesimo può avervi tratto in inganno. Il discorso sicuramente si fa più complesso se parliamo di uno Champagne. Se aprite una vecchia bottiglia Sans Année di Champagne la sua complessità sarà accentuata dalla presenza nell’assemblaggio dei Vins de Réserve ma cosa accade se parliamo di un millesimato, magari monovitigno? Pochi giorni fa alcuni amici ci hanno portato una bottiglia di Champagne di René Collard del 1976, un vigneron originale molto apprezzato in Francia grazie ai suoi vini che presentano un’ossidazione ricercata dovuta alla vinificazione in legno e prodotti da solo Pinot Meunier. Ma non abbiamo sempre letto che il Pinot Meunier è un vitigno da utilizzare nell’assemblaggio che serve a riequilibrare la cuvée e che normalmente non è molto longevo? Com’è possibile allora che un produttore decida di elaborare uno Champagne 100% Pinot Meunier? E com’è possibile che qualcuno decida addirittura di farlo invecchiare? La risposta è da ricercare nella complessità dell’universo Champagne dove ho imparato, nel corso degli anni, che le regole e le convinzioni più rigide sono valide per alcuni produttori e pronte ad essere stravolte da altri, magari anche vicini di casa. Non mi sono assolutamente stupito nell’apprendere che questa bottiglia, vecchia 36 anni, fosse composta unicamente da questo vitigno anche perché mi era già capitato con il millesimo 1946 di un altro vigneron di Pierry.
I vini di René Collard, scomparso nel 2009 all’età di 88 anni, provengono dai vitigni di solo Pinot Meunier impiantati nei villaggi di Reuil e Damery nella Valle della Marna; sempre alla ricerca della qualità, René Collard non ha mai esagerato con i trattamenti in vigna, non ha mai fatto fare la malolattica ai suoi vini e ha sempre lasciato che restassero diversi anni in cantina prima di metterli in commercio.
degustazioneConfesso che quando ho preso la bottiglia dal frigorifero ho provato emozione e curiosità. Ho cercato di aprirla con grande delicatezza e massimo rispetto per non provocarle uno shock eccessivo. Una volta versato nel bicchiere si è presentato con un fantastico colore oro con dei leggeri riflessi ambrati, una buona spuma e una incredibile brillantezza; il perlage non troppo visibile (forse a causa del bicchiere) ma in bocca la presenza della CO2 si avverte in modo molto equilibrato. I profumi iniziali sono quelli classici di un vino che è rimasto per lungo tempo in bottiglia con delle note ossidative abbastanza marcate; col passare dei minuti però hanno iniziato via via a presentarsi degli aromi di frutta secca, di frutta candita, mela e albicocca, note di sottobosco, di miele, di spezie e di gesso.
In bocca è ancora più sorprendente dimostrando di possedere ancora una buona acidità (uso questo termine anche se mi verrà sicuramente contestato e bonariamente corretto da un’amica, grande conoscitrice di vini) che gli potrebbe garantire ancora un discreto periodo di invecchiamento; quindi un vino fresco, equilibrato e persistente. Effervescenza e freschezza sono bilanciate e bene si fondono con un’ossidazione leggermente metallica e sentori di frutta candita e miele; sorprendente la freschezza che si manifesta con note agrumate ben definite ed un finale decisamente lungo con piacevoli ritorni delle sensazioni retrolfattive.
Uno Champagne da applausi che ci ha regalato un piacevolissimo dopo-cena e che continua a far parlare di sé; altro che variabile impazzita: grande vitigno il Pinot Meunier quando si esprime a questi livelli!!!

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